A 20 anni di distanza, il ricordo di quella mattina del 30 aprile 1986 è restato ben impresso nella mente. Verso le ore 6 stavo avvicinandomi a piedi all'"Osservatorio" e già a oltre 100 m di distanza sentivo un allarme sconosciuto che proveniva da qualche parte del sedime dell'Istituto. Risultò subito evidente che la sirena era quella dello strumento che misura costantemente la radioattività dell'aria. Dopo circa 4 giorni dall'incidente, la nube radioattiva, che inizialmente era stata individuata in Scandinavia, aveva raggiunto anche il Ticino. Quel giorno non potemmo far altro che alzare sensibilmente (di almeno 10 volte) la soglia d'allarme-sirena: ma non fu sufficente, infatti la mattina seguente, il primo maggio l'allarme squillava ancora una volta, perciò la soglia-sirena fu alzata una seconda volta. Il massimo della radioattività nell'aria era stato raggiunto quella mattinata. Durante quei giorni vi furono pure delle precipitazioni, soprattutto sul Mendrisiotto. Furono precipitazioni convettive che portarono ad un importante deposizione della radioattività al suolo. Ci si può immaginare la nube come un aspiratore dell'aria sottostante: gli inquinanti vengono legati alle goccioline che precipitano e l'aria per così dire dilavata. Infatti laddove le precipitazioni furono maggiori, gli accumuli di radioattività nel suolo furono pure più importanti.
L'espansione della nube radioattiva di Chernobyl, ricostruita manualmente a posteriori a partire dal modello atmosferico ECMWF. Si noti come nei primi giorni la nube si sia diretta verso l'Europa settentrionale, in seguito anche verso le Alpi. Autore: Giovanni Kappenberger.
Al giorno d'oggi non è piú necessario analizzare i dati manualmente: l'immagine mostra le traiettorie delle masse d'aria, calcolate dal modello aLMo, che a diverse quote raggiungeranno la stazione di Locarno-Monti il 29 aprile 2006 a mezzanotte. Le linee colorate indicano il percorso seguito dai "pacchetti" d'aria verso Locarno-Monti durante 48 ore (a partire dal 27 aprile 2006 a mezzanotte). Si noti come negli strati bassi l'aria provenga da nord, mentre piú in alto da sudest. A destra sono mostrate 4 sezioni verticali lungo le traiettorie.
La "casetta della radioattività" nel giardino dell'Istituto a Locarno-Monti, dove l'aria viene aspirata e filtrata. Un sensore per la radioattività sorveglia costantemente le particelle depositate sul filtro e, se necessario, fa scattare l'allarme acustico udito da Giovanni Kappenberger il 30 aprile 1986. Sul tetto viene captata l'acqua piovana per determinarne la qualità, sia da parte del Cantone, sia da parte dell'Università di Friborgo. (Foto: Giovanni Kappenberger, 27.4.2006)