Il “freddo delle pecore” non è molto conosciuto al sud delle Alpi, è invece un appuntamento ricorrente nella meteorologia nordalpina. Il termine identifica un’invasione di aria fredda attorno alla metà del mese di giugno, una “singolarità meteorologica” (cioè un evento particolare per la stagione) che si verifica regolarmente sempre attorno alla stessa data. L’aria fredda proveniente da nord raggiunge normalmente anche il sud delle Alpi, ma spesso a basse quote è mitigata dall’effetto favonico e il calo di temperatura non risulta troppo drastico, non così in montagna dove può ritornare la neve. Quest’anno l’invasione di aria fredda è stata sentita a tutte le quote, sia al nord, sia al sud delle Alpi ed è risultata più marcata che negli anni scorsi.
Fig. 1: Andamento della temperatura massima giornaliera a Robiei (1980 m slm) e Locarno-Monti (360 m slm). Il grafico mostra chiaramente il calo di temperatura che ha avuto luogo dopo il 13 anche al sud delle Alpi, sia in montagna, sia in pianura.
Le singolarità più conosciute al sud delle Alpi sono i “giorni della merla” (intensificazione del freddo verso fine gennaio) e “l’estate di San Martino” (periodo mite attorno a metà novembre).
Il
rapporto (in tedesco) redatto dai colleghi di Zurigo illustra in dettaglio il fenomeno del “freddo delle pecore” al nord delle Alpi.
Fig. 2: Neve e nebbia in montagna, domenica mattina, 15 giugno 2008.